
La Koreatown di Los Angeles è molto più di un semplice quartiere: è una comunità storica e vivace che rappresenta uno dei poli più importanti della diaspora coreana negli Stati Uniti.
Nata agli inizi del XX secolo con i primi immigrati coreani a Los Angeles, si è trasformata nel corso di decenni in un centro economico, culturale e sociale denso di vite e storie.
La Koreatown di Los Angeles nasce a inizio Novecento con i primi immigrati coreani, in particolare intorno al 1902, quando gruppi di immigrati si stabilirono nei quartieri di Bunker Hill, un’area nel centro di Los Angeles, e successivamente lungo il Jefferson Boulevard tra Western e Vermont Avenue. Questa scelta fu in parte dettata dalle leggi segregazioniste e dai vincoli razziali che limitavano gli spostamenti degli immigrati asiatici, confinandoli in aree specifiche e spesso degradate.
Nel corso degli anni ’20 e ’30, la comunità coreana a Los Angeles rimase relativamente piccola, con circa 650 residenti nel 1930, che organizzarono le prime associazioni di supporto, aprirono ristoranti e fondarono chiese, come la significativa Korean Presbyterian Church, oltre a iniziare attività commerciali di distribuzione di frutta e verdura. Nel 1936, la storica Korean National Association spostò la sua sede centrale da San Francisco a Los Angeles, consolidando il ruolo della città nella vita comunitaria e politica degli immigrati coreani.

Tuttavia, la Koreatown di quegli anni era ancora un’area socialmente ed economicamente limitata: i coreani vivevano segregati in quartieri a basso reddito, dovuto a politiche abitative discriminatorie e alle restrizioni dei “racial covenants” che vietavano loro di risiedere in molte parti della città.
Tra gli anni ’60 e ’70, con il progressivo spostamento di altre comunità e l’entrata in vigore di leggi anti-discriminatorie, Koreatown si trasformò in un polo dinamico dove molti immigrati coreani trovarono case e aprirono imprese, andando a occupare aree più ampie, soprattutto intorno al Mid-Wilshire District e lungo Olympic Boulevard. Questo è anche il periodo in cui la comunità crebbe rapidamente grazie al nuovo flusso di immigrazione facilitato dalla Hart-Celler Act del 1965, che abolì molte restrizioni sull’immigrazione asiatica.




Foto d’epoca provenienti dall’Archivio della Los Angeles Public Library
Oggi Koreatown è riconosciuta ufficialmente come quartiere di Los Angeles fin dal 1980, e rappresenta un punto di incontro multiculturale tra coreani, latini e altre etnie, un centro pulsante di cultura, commercio e socialità che continua a evolversi mantenendo forti legami con la storia e le radici della diaspora coreana
Dal punto di vista di Kyeong-uk, che si è trasferito da Seoul a Los Angeles all’età di 15 anni, Koreatown non è una semplice “mini Seoul”, ma un mondo culturalmente complesso e in continua evoluzione. Se a Seoul l’energia è data da un ritmo frenetico e da una cultura omogenea, qui la diaspora coreana a Los Angeles crea un ambiente multiculturale dove l’identità coreana si mescola con quella americana e latina.
Koreatown Los Angeles è infatti uno dei quartieri più etnicamente diversificati, con circa il 50% di residenti latini e un terzo asiatici, creando un intreccio quotidiano di lingue, culture e tradizioni.
In Corea del Sud la tradizione si manifesta in modo più rigido e omogeneo, radicata in una società dove il rispetto per la famiglia, l’anzianità e le norme sociali è forte e generalmente condiviso. Invece, a Koreatown LA, la tradizione coreana convive con la multiculturalità: dalle cucine fusion coreano-messicane ai bar gestiti da giovani coreani che mescolano culture popolari.
L’esperienza di vita quotidiana è molto diversa: mentre a Seoul si vive in una metropoli densamente popolata con una pressione sociale elevata e un sistema infrastrutturale avanzato, Koreatown Los Angeles è una comunità più raccolta dove la vita si svolge tra attività commerciali familiari, chiese, scuole di lingua coreana e noraebang (karaoke room).
Kyeong-uk racconta come, nonostante la nostalgia per Seoul, la vita a Koreatown offra un senso di comunità unico, una casa lontano da casa per la diaspora coreana dove la cultura si reinventa ogni giorno ma mantiene un forte legame con le proprie radici.
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