Koreatown

Una Koreatown non è solo un quartiere. È una risposta alla lontananza — e a volte, alla nostalgia.

Ogni grande città del mondo ha il suo angolo di Corea. Un isolato dove le insegne in hangeul si alternano ai negozi di ramen istantaneo, dove si sente parlare coreano tra un carico di scatole e un tavolo da ristorante. Le Koreatown nascono dalla diaspora — da chi ha lasciato la Corea per lavoro, per studio, per amore — e diventano qualcosa di più di un semplice quartiere etnico: diventano laboratori culturali vivi, dove la Corea si trasforma a contatto con il mondo.

In questa rubrica raccontiamo le Koreatown che abbiamo visitato o studiato: le persone che le animano, i posti dove mangiare, i negozi che vendono cose introvabili altrove, le storie di chi ha costruito qualcosa di coreano lontano dalla Corea. Ogni lettera è un viaggio.

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Tutto quello che vuoi sapere sulle Koreatown

Cos’è esattamente una Koreatown?

È un quartiere — o anche solo una strada, una manciata di isolati — con un’alta concentrazione di attività commerciali, ristoranti, negozi e istituzioni culturali coreane. Nascono quasi sempre come punto di approdo per gli immigrati coreani, che cercano familiarità in un posto nuovo. Col tempo diventano qualcosa di più aperto: ci trovi coreani di seconda generazione che non hanno mai vissuto in Corea, appassionati di K-drama che vogliono mangiare tteokbokki autentico, e turisti in cerca di qualcosa che le guide non raccontano.

Dove si trovano le Koreatown più grandi del mondo?

Le più famose e grandi sono a Los Angeles — dove Koreatown è un distretto vero e proprio, con una densità di popolazione tra le più alte degli Stati Uniti — e a New York, con la sua concentrazione intorno a 32nd Street. In Asia, Osaka ha un quartiere coreano storico legato alla diaspora Zainichi. A Toronto abbiamo esplorato di persona realtà come Hanji Gifts e Bapbo Korean Restaurant, che ci hanno ispirato nella nostra avventura di Scaffale Coreano. Londra, Parigi, Sydney, Melbourne: ogni città ha la sua versione, più o meno grande, più o meno visibile.

Cosa si trova in una Koreatown oltre ai ristoranti?

Molto più di quanto pensi. Supermercati coreani con ingredienti che in Italia non trovi da nessuna parte. Negozi di cosmesi K-beauty con scaffali infiniti. Librerie con manga e manhwa in coreano. Karaoke, sale da tè, parrucchieri specializzati in stili coreani. E poi le cose meno visibili: associazioni culturali, scuole di lingua, chiese coreane che funzionano come centri comunitari. Una Koreatown è un ecosistema completo.

Perché ci interessano così tanto le Koreatown?

Perché raccontano la Corea da un’angolazione che né Seoul né i K-drama riescono a dare. Nelle Koreatown vedi cosa sopravvive quando si è lontani — quali ricette si tramandano, quali tradizioni si tengono strette, cosa si lascia andare. È un modo per capire cosa della cultura coreana è davvero essenziale. E per noi, che proviamo a portare un pezzo di Corea in Italia, è anche uno specchio: ogni Koreatown che visitiamo ci racconta qualcosa di quello che facciamo.


La Corea non finisce alla frontiera. Ricomincia ovunque qualcuno decida di ricostruirla.