Banchan: l’arte delle pietanze coreane di contorno

Chi ha mai mangiato in un ristorante coreano, se ne sarà accorto subito: prima ancora che arrivi il piatto principale, il tavolo si riempie di piccole ciotoline colorate. Kimchi rosso fuoco, verdure verdi brillanti, uova lucide immerse in salsa scura, magari qualche frittatina dorata. Sono i banchan, le pietanze di contorno che accompagnano ogni pasto coreano, e non sono solo un contorno qualsiasi. Sono il cuore pulsante della tavola coreana, l’espressione più autentica di ospitalità e cura. In Corea, più banchan trovi sul tavolo, più chi ti ospita vuole farti sentire benvenuto. È un gesto d’amore, una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, dove ogni boccone racconta una storia di famiglia, di stagioni e di sapori bilanciati con attenzione.

Cosa sono i banchan e perché sono così importanti

I banchan (반찬) sono tutte quelle piccole preparazioni che vengono servite insieme al riso bianco e alla zuppa in un pasto coreano tradizionale. Possono essere tre, cinque, sette o anche dodici, a seconda dell’occasione e della generosità di chi cucina. Non sono semplici contorni: sono parte integrante del pasto, pensati per creare un equilibrio perfetto tra sapori dolci, salati, piccanti, aspri e amari, e tra consistenze croccanti, morbide e succose.

La bellezza dei banchan sta proprio in questa varietà. Ogni boccone è diverso dal precedente, e il pasto diventa un’esperienza sensoriale completa. Ma c’è anche una filosofia dietro: nella cultura coreana esiste il concetto di jeong (정), un sentimento profondo di affetto e connessione che si esprime attraverso la cura. Preparare banchan richiede tempo, attenzione, amore. Non è qualcosa che si fa di fretta. È il modo in cui le mamme e le nonne coreane dimostrano il loro affetto, riempiendo il frigorifero di vasetti pronti per la famiglia.

E poi c’è un aspetto pratico bellissimo: i banchan si condividono. Sul tavolo coreano non esistono porzioni individuali per i contorni. Tutti pescano dalle stesse ciotole, creando un senso di comunità e convivialità che rende ogni pasto un momento di condivisione autentica.

I banchan vengono serviti gratis nella cucina coreana per diverse ragioni culturali e storiche. Originariamente, fornire ricariche gratuite di banchan era un modo per far sentire sazi i clienti quando offrire ricariche di riso era troppo costoso per i ristoranti, specialmente in tempi difficili come la guerra, la ricostruzione e la crisi finanziaria. Questa pratica è diventata una tradizione radicata fin dall’infanzia nei coreani, che si aspettano di poter chiedere e ricevere più banchan senza limiti.

I banchan più amati (e come riconoscerli)

Se sei alle prime armi con i banchan, può sembrare tutto un po’ misterioso. Ma una volta che impari a riconoscere i più classici, ti sentirai subito più a tuo agio davanti a una tavola coreana. Ecco quelli che non mancano quasi mai.

Kimchi – il re dei banchan

Il kimchi è IL banchan per eccellenza, quello che non manca mai. È fatto principalmente di cavolo cinese fermentato con peperoncino, aglio, zenzero e salsa di pesce, ma esistono centinaia di varianti: kimchi di ravanello (kkakdugi), di cetriolo, di cavolo intero (baechu-kimchi), persino di acqua (mul-kimchi, più delicato e rinfrescante). Il kimchi non è solo buonissimo: è anche un superfood, pieno di probiotici e vitamine. La fermentazione gli dona quel sapore unico, leggermente acidulo e complesso, che si sposa perfettamente con il riso bianco. Per i coreani, un pasto senza kimchi non è un vero pasto. È così importante che ogni famiglia ha la sua ricetta segreta, tramandata di generazione in generazione, e in autunno si dedica un’intera giornata al kimjang, la preparazione collettiva del kimchi per l’inverno.

Namul – le verdure condite

I namul (나물) sono verdure bollite o scottate e poi condite con olio di sesamo, aglio, sale e semi di sesamo. Sembrano semplici, ma sono tutt’altro che banali. Gli spinaci conditi (sigeumchi-namul) sono probabilmente i più comuni: verde brillante, profumati di sesamo, con una nota delicata di aglio. Poi ci sono i germogli di soia (kongnamul), croccanti e freschi, o le zucchine a julienne (hobak-namul), morbide e leggermente dolci. I namul sono leggeri, nutrienti e servono a bilanciare i sapori più intensi degli altri banchan. Sono anche perfetti se vuoi portare più verdure nella tua dieta senza sforzo: una volta che hai imparato la tecnica base del condimento, puoi applicarla a qualsiasi verdura di stagione.

Jorim – i brasati dolci e salati

Il jorim (조림) è una tecnica di cottura che prevede di brasare lentamente ingredienti in una salsa dolce e salata fino a quando non si caramellano e diventano lucidi e saporiti. Il risultato? Bocconi intensi, quasi gioiello, che esplodono di gusto. Le uova di quaglia brasate (gyeran-jorim) sono un classico: piccole, lucide, color ambra, con un equilibrio perfetto tra dolce e salato. Anche il tofu può essere preparato così, o il pesce essiccato, o addirittura le patate. Il segreto del jorim sta nella pazienza: la cottura lenta permette agli ingredienti di assorbire tutta la salsa, creando strati di sapore che si rivelano a ogni morso.

Gamja Jorim su piatto di Scaffale Coreano

Jeon e gui – fritti e grigliati

I jeon (전) sono frittelle salate, solitamente croccanti fuori e morbide dentro, fatte con verdure, frutti di mare o carne immersi in una pastella leggera. Il pajeon (frittella con cipolline verdi) è forse il più famoso, ma ci sono anche il kimchi-jeon (con kimchi tritato) e il gamja-jeon (con patate grattugiate). Sono perfetti nei giorni di pioggia – sì, in Corea c’è proprio questa tradizione! – magari accompagnati da un bicchierino di makgeolli, il vino di riso coreano.

Piatto fumante di Kimchi pancake con sfondo legno e piatto di Scaffale Coreano

I gui (구이) invece sono tutto ciò che è grigliato: pezzetti di pesce, verdure, a volte tofu. Hanno quel sapore affumicato e leggermente carbonizzato che aggiunge profondità al pasto.

Muchim – le verdure condite

Il muchim (무침) è una preparazione che consiste nel condire verdure crude o leggermente scottate con una salsa semplice ma saporita, fatta di aglio tritato, olio di sesamo, semi di sesamo e, a volte, fiocchi di peperoncino coreano. Il risultato? Un banchan fresco, croccante e pieno di personalità, perfetto per bilanciare sapori più intensi o pesanti. I muchim si possono fare con tanti ingredienti: germogli di soia, alghe, aglio, ravanelli e molto altro. Il segreto sta nella qualità degli ingredienti e nella semplicità del condimento: basta mescolare bene e lasciare riposare qualche minuto prima di servire. Il muchim è un’esplosione di sapori che valorizza la stagionalità e la freschezza, ed è un’ottima introduzione alla cucina coreana per chi vuole portare un tocco di leggerezza sulla tavola.

Come si preparano i banchan: tecniche e segreti

Preparare banchan può sembrare complicato, ma in realtà si basa su poche tecniche fondamentali che, una volta imparate, puoi applicare a tantissimi ingredienti diversi. La chiave è capire il metodo, non imparare mille ricette a memoria.

La tecnica più comune è quella dei namul: bollisci o scotti le verdure, le strrizzi bene per togliere l’acqua in eccesso, e poi le condisci. Il condimento base è quasi sempre lo stesso: olio di sesamo tostato, aglio tritato (o in polvere), sale, e semi di sesamo. A volte si aggiunge un filo di salsa di soia. Sembra niente, ma il trucco sta nella qualità degli ingredienti: l’olio di sesamo deve essere quello tostato, con quel profumo intenso e leggermente nocciola che fa tutta la differenza. Se usi quello non tostato, il sapore sarà piatto.

Poi c’è la fermentazione, che è alla base del kimchi ma anche di tanti altri banchan. La fermentazione non solo conserva gli alimenti, ma crea sapori complessi e benefici per la salute. Il tempo è l’ingrediente segreto: un kimchi fresco è croccante e piccante, uno fermentato da settimane diventa più morbido, acidulo, profondo.

Per i jorim, la tecnica è la cottura lenta in una salsa a base di salsa di soia (ganjang), zucchero o sciroppo, aglio e a volte peperoncino. Si cuoce a fuoco medio-basso, girando di tanto in tanto, finché la salsa si addensa e riveste gli ingredienti con una glassa lucida.

Il segreto vero? Come detto, sempre gli ingredienti di qualità. Una salsa di soia fermentata naturalmente, un olio di sesamo artigianale, peperoncino coreano (gochugaru) con il giusto livello di piccante: questi dettagli fanno la differenza tra un banchan mediocre e uno che ti fa chiudere gli occhi dal piacere.

E poi c’è un altro aspetto importante: i banchan si preparano in anticipo. Molti si conservano in frigo per giorni, alcuni migliorano addirittura con il passare del tempo. Questo significa che puoi dedicare una domenica pomeriggio a prepararne diversi, e poi averli pronti per tutta la settimana. È il meal prep coreano, se vogliamo, ma con molto più stile.

Banchan a casa tua: da dove iniziare

Se vuoi portare l’arte dei banchan nella tua cucina, la buona notizia è che non serve essere chef. Puoi iniziare con preparazioni semplicissime e poi, man mano che prendi confidenza, sperimentare con quelle più elaborate.

Il nostro consiglio? Parti dagli spinaci conditi (sigeumchi-namul). Servono solo spinaci freschi, olio di sesamo, aglio, sale e semi di sesamo. Li fai bollire per un paio di minuti, li strrizzi, li condisci. Fine. Sono pronti in dieci minuti e ti fanno sentire immediatamente capace. Da lì puoi passare ai germogli di soia o alle zucchine, usando la stessa tecnica.

Se vuoi qualcosa di più saporito, prova il kimchi già pronto di qualità: tenerlo in frigo e servirlo come banchan è già un ottimo inizio. Oppure le uova brasate: ti servono solo uova sode, salsa di soia, acqua, zucchero, aglio e un po’ di tempo. Vengono lucide, bellissime e buonissime.

Dove trovare gli ingredienti? Se hai un negozio coreano o asiatico vicino, sei a posto. Altrimenti, online ormai si trova tutto: dal gochugaru (peperoncino coreano in fiocchi) all’olio di sesamo tostato, dai semi di sesame alla salsa di soia coreana. L’importante è cercare prodotti autentici, perché le versioni “generiche” o europee spesso hanno sapori completamente diversi. Per questo ti invitiamo a consultare l’elenco degli shop che abbiamo preparato per i tuoi acquisti online.

Per quanto riguarda la conservazione: i banchan si tengono in contenitori ermetici in frigo. Quelli fermentati come il kimchi durano settimane (anzi, maturano), i namul 3-5 giorni, i jorim anche una settimana. Puoi prepararne 3-4 tipi diversi e avere sempre la tavola imbandita come si deve.

Gli abbinamenti? I banchan si mangiano con il riso bianco, sempre. Ma stanno benissimo anche accanto a un piatto di bulgogi, a una ciotola di bibimbap, o semplicemente con una zuppa calda. L’idea è creare equilibrio: se hai un piatto principale ricco e saporito, scegli banchan più leggeri e freschi. Se il piatto è semplice, osa con banchan più intensi.

I banchan e la cultura dell’ospitalità coreana

C’è una cosa bellissima che succede in Corea quando vai a casa di qualcuno: appena ti siedi a tavola, appare un’infinità di ciotoline. Anche se hai detto “no, non ti preoccupare, non serve che prepari niente”, eccole lì. Perché i banchan non sono solo cibo: sono un linguaggio. Dicono “ci tengo a te”, “voglio che tu stia bene”, “questa è casa tua”.

Nella cultura coreana, l’ospitalità passa attraverso la tavola in modo molto concreto. Più banchan ci sono, più ti senti accolto. Non è ostentazione, è cura. E questa cura si esprime soprattutto nel tempo dedicato alla preparazione. Nessuno compra banchan già pronti per gli ospiti (o almeno, non lo ammetterebbe mai): si preparano a mano, magari usando le ricette di famiglia.

Ci sono differenze tra i banchan di casa e quelli del ristorante. Al ristorante sono più standardizzati, spesso comprati all’ingrosso, e la varietà dipende dal tipo di locale. Ma a casa, ogni famiglia ha i suoi banchan preferiti, quelli che “vengono bene” alla mamma o al papà, quelli che si preparano sempre per le occasioni speciali. È un patrimonio familiare immateriale, fatto di gesti, sapori e ricordi.

E poi c’è un aspetto comunitario bellissimo: quando si prepara il kimchi per l’inverno (il kimjang), spesso ci si ritrova tra vicini o parenti. Si passa la giornata insieme a lavare cavoli, preparare la pasta di peperoncino, riempire vasetti. È faticoso, ma è anche un momento di socialità e condivisione che cementa i legami. I banchan, in fondo, sono questo: legami che si creano e si rinforzano attorno al cibo.


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