Curiosità → Consigli di Lettura

Made in Korea: quando le tigri fumavano e la Corea diventava il mondo

Noemi Pelagalli parte dai miti fondativi e arriva ai BTS, passando per kimchi, chaebol e hangul. Un saggio che sa essere anche racconto.

di Francesca · 16 settembre 2025 · 8 min di lettura

📚 Saggistica · 🇰🇷 Cultura coreana · K-pop · Storia

In Corea le fiabe non iniziano con «C’era una volta», ma con una frase molto più curiosa: «Quando le tigri fumavano» (호랑이가 담배 피우던 시절). Ed è così che potrebbe avere inizio anche Made in Korea. Dalle origini al K-pop di Noemi Pelagalli (anche nota come Cooking with the Hamster) edito da Corbaccio.

Questo volume non è solo un saggio culturale, ma anche una porta verso quel mondo antico da cui tutto è nato — miti, tradizioni, storia — che oggi dialogano con il presente, con il K-pop, il cibo, la vita quotidiana. Un viaggio appassionato e autentico nella cultura coreana, tra storia, tradizioni, cibo e musica.


Alle origini: mito e primi regni

Il libro si apre con le radici più antiche della Corea, tra mito e storia. Noemi parte dal racconto leggendario di Dangun, il fondatore mitico della nazione, una figura che ancora oggi custodisce un valore identitario profondo. Dal simbolismo della tigre e dell’orso che chiedono agli dèi di diventare umani, fino all’idea di una discendenza comune, questa parte iniziale mostra come la Corea abbia costruito la propria identità a partire da narrazioni che fondono natura, spiritualità e senso di appartenenza.

Dalle origini al presente: un percorso di resilienza

Il libro di Noemi attraversa secoli di storia mostrando come ogni fase abbia contribuito a formare l’identità coreana. Dalla fondazione dei Tre Regni — Goguryeo, Baekje e Silla — emerge un mosaico di culture, tradizioni e relazioni che posero le basi dell’organizzazione politica e sociale, con il buddhismo come filo conduttore spirituale. Con il regno di Joseon (1392–1897) la Corea visse il suo «rinascimento culturale»: valori confuciani radicati nella vita quotidiana, gerarchie sociali precise e l’invenzione dell’hangul, l’alfabeto voluto dal re Sejong, che rese la scrittura finalmente accessibile a tutti e divenne simbolo di orgoglio nazionale.

La modernità arrivò bruscamente con l’occupazione giapponese (1910–1945), quando la lingua, i nomi e persino la memoria culturale furono repressi. Eppure, tra divieti e assimilazione forzata, la resistenza non mancò: manifestazioni, atti di ribellione e la volontà di custodire tradizioni e identità permisero alla Corea di non spegnere mai del tutto la propria voce.

La liberazione portò però a una nuova frattura: la guerra di Corea (1950–1953) lasciò la penisola divisa e devastata, con famiglie separate e città distrutte. Mentre il Nord si chiuse in un rigido isolamento ideologico, il Sud, pur sotto governi autoritari, intraprese un difficile cammino di ricostruzione. Proprio in questo contesto la cultura popolare — dai mercati di strada al cibo condiviso — divenne una forma di resilienza quotidiana.

Negli anni Settanta e Ottanta arrivò il cosiddetto «miracolo economico»: i grandi chaebol trasformarono il Paese, accompagnando l’urbanizzazione e nuove abitudini sociali. Ma insieme alla crescita, il popolo reclamò libertà, dando vita a rivolte e movimenti che sfociarono nella democratizzazione. Da quel momento la Corea del Sud conobbe un’esplosione creativa: cinema, letteratura, musica e arte urbana prepararono il terreno a un fenomeno globale senza precedenti.

Dagl’inizi degli anni Novanta, infatti, il K-pop, i drama e il cinema sudcoreano iniziarono a diffondersi ben oltre i confini nazionali, alimentando la Korean Wave (Hallyu). Una popolarità internazionale che, come mostra Noemi, non è frutto del caso ma il risultato di secoli di resilienza e capacità di reinventarsi. Oggi la Corea del Sud è riconosciuta tanto per l’hangul e le tradizioni che l’hanno definita, quanto per i BTS, la K-beauty e le sue produzioni culturali capaci di influenzare il mondo.

Eppure, dietro le luci, il libro non dimentica le ombre: pressioni sociali, scandali nell’industria dell’intrattenimento, contraddizioni e disuguaglianze. È proprio in questa tensione tra gloria e fragilità che la Corea raccontata da Noemi si mostra in tutta la sua complessità: un Paese orgoglioso, contraddittorio e irresistibilmente vitale.

Copertina Made in Korea di Noemi Pelagalli

Titolo

Made in Korea. Dalle origini al K-pop

Autrice

Noemi Pelagalli


Editore
Corbaccio, 2025

Genere
Saggi, Cultura coreana, K-pop, Storia

Lingua originale
Italiano

Pagine
400 pp.


Un Paese orgoglioso, contraddittorio e irresistibilmente vitale.

— Made in Korea. Dalle origini al K-pop, Noemi Pelagalli

Analisi

Il gusto della Corea: la cucina come identità

Tra i tanti fili che attraversano Made in Korea, uno dei più gustosi è certamente quello della cucina. Noemi dedica pagine ricche e appassionate a questo tema, mostrando come il cibo non sia mai solo nutrimento, ma un linguaggio culturale che racconta la storia e l’anima della Corea.

Dal kimchi, simbolo di resistenza e ingegno domestico, fino ai piatti condivisi nelle tavolate familiari o alle influenze giapponesi, cinesi (chi sapeva che il famosissimo Jjajangmyeon è un piatto sino-coreano?) e persino occidentali, la cucina coreana emerge come uno spazio di identità e comunità. La povertà del dopoguerra rese popolari i piatti semplici, come gli stufati o il bibimbap, mentre il boom economico degli anni Settanta aprì la strada alla modernizzazione della gastronomia e alla diffusione dello street food. Le bancarelle di tteokbokki, i pancake salati (jeon), il pollo fritto e il ramyeon istantaneo sono diventati simboli di una società dinamica, che ha saputo trasformare la necessità in creatività.

Oggi, come sottolinea Noemi, la cucina coreana viaggia insieme al K-pop e ai drama: non è solo tradizione, ma anche marketing, soft power, contaminazione globale. Mangiare coreano significa assaporare secoli di storia e allo stesso tempo sentirsi parte di una comunità planetaria che riconosce nella Corea del Sud una delle capitali contemporanee del gusto.

Oltre il K-pop: cinema, bellezza e sottoculture

Se il K-pop è il volto più visibile della Korean Wave, Noemi ci ricorda che non è l’unico. Accanto alla musica, anche il cinema e i drama hanno avuto un ruolo decisivo nel portare la Corea del Sud al centro della cultura globale: da registi pluripremiati a serie tv capaci di catturare milioni di spettatori nel mondo. La K-beauty, con i suoi rituali e prodotti innovativi, è un altro pilastro del soft power coreano, che ha trasformato la cura della pelle in un fenomeno planetario.

Ma Noemi non si limita al mainstream: nel libro trovano spazio anche le subculture musicali, come l’HK-punk e il K-hip hop, che hanno espresso voci alternative, spesso legate al dissenso e alla critica sociale. Ed emergono anche le ombre di questo successo: la pressione sui giovani, gli scandali nell’industria dell’intrattenimento, le disuguaglianze che convivono con la modernità scintillante di Seoul. Tutto questo contribuisce a un ritratto sfaccettato, in cui la Corea appare non come un mito levigato, ma come un Paese reale, vivo e contraddittorio.


Punto di forza

L’equilibrio tra celebrazione e senso critico. Non è un libro fan, è un libro serio che sa anche divertire.

Per chi è

Chi si avvicina alla Corea per la prima volta, ma anche chi la conosce già e vuole capire il perché dietro il fenomeno.

Leggi anche

Per approfondire la storia coreana: The Birth of Korean Cool di Euny Hong, oppure Korea: The Impossible Country di Daniel Tudor.

Immagine di una mano che regge un kindle. La copertina del libro è quella di Made in Korea

Il mio voto

★★★★☆

Made in Korea è il libro che avrei voluto avere quando ho iniziato a innamorarmi della Corea. Riesce a essere insieme manuale e racconto, storia e attualità — e questo non è cosa da poco.

Stai leggendo qualcosa sulla Corea? Raccontamelo nei commenti 🇰🇷


Scopri di più da Scaffale Coreano

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

Scopri di più da Scaffale Coreano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere