Un angolo dello scaffale
Koreatown코리아타운
Sono qui per… la Corea fuori dalla Corea
Koreatown è l’angolo della Corea fuori dalla Corea: la Koreatown di Los Angeles dove ho imparato a cucinare coreano, le scoperte che faccio in viaggio e i racconti più personali.
La guardo da una posizione precisa, quella di chi ci è arrivata da fuori e ha dovuto imparare tutto, parole comprese.
Il manifesto
Perché Koreatown?
La cucina coreana non l’ho imparata a Seoul, l’ho imparata a Koreatown, a Los Angeles. Ed è lì che ho capito una cosa che mi porto dietro in tutto quello che scrivo: le ricette, da sole, non bastano a raccontare quello che succede davvero quando si impara una cucina che non è la propria. Dietro ogni piatto c’erano domande che nessun ricettario affrontava, come perché a LA si cucina in un modo che a Seoul si è quasi perso.
Le Koreatown sono il posto dove quello che le ricette coreane non ti dicono si vede meglio. Lontano da casa capisci cosa sopravvive e cosa si lascia andare, quali gesti si tengono stretti e quali cambiano a contatto con il mondo. Per questo l’angolo si chiama così, anche quando racconto la Corea che trovo in viaggio o i ricordi di casa: senza la pretesa di spiegare la Corea a nessuno, racconto solo quello che ho visto e imparato.
I ripiani
Da dove inizi?

Los Angeles
La Koreatown dove ho imparato la cucina coreana, e dove la Corea continua a cambiare a modo suo.

Personal stories
I saggi più intimi, quelli che partono da un ricordo o da una parola sentita a tavola.
Quello che ho già raccontato
Gli ultimi racconti
Per capirle
Tutto quello che vuoi sapere sulle Koreatown
È un quartiere, o anche solo una strada, con un’alta concentrazione di ristoranti, negozi e istituzioni culturali coreane. Nasce quasi sempre come punto di approdo per gli immigrati coreani, che cercano familiarità in un posto nuovo. Col tempo diventa qualcosa di più aperto: ci trovi coreani di seconda generazione che non hanno mai vissuto in Corea e appassionati che cercano qualcosa che le guide non raccontano.
Le più famose sono a Los Angeles, dove Koreatown è un distretto vero e proprio con una densità di popolazione tra le più alte degli Stati Uniti, e a New York, intorno alla 32nd Street. In Asia, Osaka ha un quartiere coreano storico legato alla diaspora Zainichi. A Toronto ho esplorato di persona posti come Hanji Gifts e Bapbo Korean Restaurant, che mi hanno ispirata nell’avventura di Scaffale Coreano. Ogni città ha la sua versione, più o meno visibile.
Molto più di quanto pensi. Supermercati coreani con ingredienti che in Italia non trovi da nessuna parte, negozi di K-beauty con scaffali infiniti, librerie con manhwa in coreano, karaoke e sale da tè. E poi le cose meno visibili: associazioni culturali, scuole di lingua, chiese coreane che funzionano come centri comunitari. Una Koreatown è un ecosistema completo.
Perché raccontano la Corea da un’angolazione che né Seoul né i K-drama riescono a dare. Nelle Koreatown vedi cosa sopravvive quando si è lontani: quali ricette si tramandano, quali tradizioni si tengono strette, cosa si lascia andare. E per me, che provo a portare un pezzo di Corea in Italia, sono anche uno specchio: ogni Koreatown che visito mi racconta qualcosa di quello che faccio.
La Corea non finisce alla frontiera. Ricomincia ovunque qualcuno decida di ricostruirla.








