Scaffale Coreano

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Il libro di ricette dei K-drama: la Corea che arriva dallo schermo

Hai mai messo in pausa un K-drama per capire cosa stavano mangiando? Questo libro nasce esattamente lì, ed è il primo numero pop della rubrica.

di Francesca · 17 ottobre 2026 · 8 min di lettura

📚 Ricettario · 🎬 K-drama · Cultura pop · Street food

Le mani di Francesca tengono Il libro di ricette dei K-drama, edizione italiana DeAgostini

C’è un gesto che chiunque guardi serie coreane conosce bene: il pollice sul tasto pausa, gli occhi sulla ciotola e la domanda che arriva puntuale, «ma cos’è quella cosa?». Il libro di ricette dei K-drama, uscito in Italia nel 2023 con DeAgostini, prova a rispondere a quella domanda cinquanta volte, una per ogni piatto.

È la traduzione di un libro francese, Le livre de recettes des K-dramas, pubblicato da 404 Éditions nel 2023 e firmato da Jessica Cohen, Camille Poulain e Ophélie Surcouf. Ogni ricetta parte da una scena precisa, con il fotogramma, due righe di trama e il nome coreano del piatto scritto in verticale a lato della pagina. Per La Lettura è una piccola svolta: finora ho recensito libri scritti da chi la cucina coreana la vive in famiglia o la cucina di mestiere, questo invece arriva dalla cultura pop. Ed è proprio per questo che lo volevo qui.


Chi ha scritto il libro di ricette dei K-drama

Le tre autrici non sono chef e non fingono di esserlo. Sono giornaliste che di Corea scrivono da più di quindici anni: Ophélie Surcouf ha scoperto i drama nel 2009 e da quel colpo di fulmine è finita a vivere e lavorare a Seoul, Jessica Cohen li segue dal 2008 e nel 2019 ha fondato la rivista K-Society, di cui è caporedattrice, mentre Camille Poulain, stregata dalle serie dal 2007, di quella rivista cura la rubrica gastronomica.

Il risultato è uno sguardo europeo, da fuori, e lo dico con affetto perché è lo stesso sguardo con cui tanti di voi sono arrivati fin qui. Chi scopre la cucina coreana passando dallo schermo non parte dalle paste fermentate o dalla tavola tradizionale: parte da una scena che gli è rimasta in testa. Il libro rispetta questo ordine delle cose, ed è la sua idea migliore.

Perché nei drama coreani si mangia così tanto

L’introduzione lo dice senza giri di parole: nelle serie coreane si mangia sempre, a qualsiasi ora e in qualsiasi posto, dal tavolino di plastica sotto una tenda al bancone di un minimarket a mezzanotte. Non è un vezzo di sceneggiatura. In coreano una delle parole per dire famiglia è sikgu (식구), che letteralmente indica le bocche che mangiano insieme: è famiglia chi divide il riso con te, ogni giorno.

Per questo nei drama il cibo fa avanzare la trama. Si cucina per chiedere scusa, per ringraziare, per dire ti voglio bene senza doverlo dire. Il libro lo mostra bene nei riquadri che aprono ogni ricetta: in Weightlifting Fairy Kim Bok-joo le polpette di pesce comprate a una bancarella servono a farsi perdonare, in Goblin una zuppa di gnocchi di riso preparata per il capodanno lunare è il modo di dire grazie. Letto così, un ricettario diventa anche una piccola guida a come i coreani usano il cibo per parlarsi.

Com’è fatto il libro

Le ricette sono divise in antipasti, piatti, dolci e bevande, e ognuna ha porzioni e tempi ben in vista. Prima di cominciare c’è una sezione sugli ingredienti indispensabili, dalle salse alla dispensa fino ai noodles, e una pagina “Emporio asiatico” con indirizzi di negozi a Milano, Roma e Firenze più qualche shop online. Un bel pensiero per il lettore italiano, anche se una lista stampata invecchia in fretta: prima di metterti in macchina, controlla che il negozio ci sia ancora.

Tra una ricetta e l’altra ci sono pagine di approfondimento che ho trovato piacevoli: la storia dello street food dalle bancarelle di epoca Joseon fino al dopoguerra, il kimjang, la preparazione collettiva del kimchi riconosciuta dall’UNESCO nel 2013, e un capitolo sul barbecue coreano che racconta bene il rito della griglia al centro del tavolo. Non sono saggi, sono box da leggere in due minuti, ed è giusto così.

Copertina de Il libro di ricette dei K-drama, edizione italiana DeAgostini

Titolo

Il libro di ricette dei K-drama (Le livre de recettes des K-dramas)

Autrici

Jessica Cohen, Camille Poulain e Ophélie Surcouf


Editore
DeAgostini, collana DeA Wave, novembre 2023

Genere
Ricettario, cucina coreana e cultura pop

Lingua originale
Francese (404 Éditions, 2023)

Ricette
50, da oltre quaranta drama · 120 pagine

ISBN e prezzo
9791221208795 · 16,90 €

Fotografie
Emmanuelle Poiré


Una volta provate, si chiede sempre il bis.

– Il libro di ricette dei K-drama, sulle serie coreane (introduzione)

Analisi

Cinque scene, cinque piatti da cucinare

Kimbap, da Avvocata Woo

Il kimbap (김밥) di Avvocata Woo è forse la ricetta simbolo del libro. Woo Young-woo lo mangia a ogni pasto perché è l’unico piatto in cui riconosce con esattezza tutti gli ingredienti, e suo padre ha aperto un piccolo locale che lo prepara. La ricetta fa una cosa giusta che molti saltano: il riso si condisce con olio di sesamo e sale, non con l’aceto. È la prima differenza tra kimbap e sushi, e anche la più importante.

Jjajangmyeon, da One Dollar Lawyer

Il jjajangmyeon (짜장면) di One Dollar Lawyer arriva nella scena più teatrale del libro: l’avvocato Chun Ji-hoon se lo fa portare nell’ufficio dei suoi creditori mentre li aspetta, finché la procuratrice Baek Ma-ri, convinta di avere davanti un malvivente, gli rovescia la ciotola sul tavolo. È un piatto sino-coreano nato intorno al porto di Incheon, il re delle consegne a domicilio, e il 14 aprile, il Black Day, è quello che mangiano i single per consolarsi di San Valentino. Occhio solo al nome che gli dà l’edizione italiana: ci torno qui sotto.

Jeyuk bokkeum, da When the Camellia Blooms

Il jeyuk bokkeum (제육볶음) di When the Camellia Blooms è il piatto con cui Dong-baek, madre single che apre il bar Camellia nella piccola città portuale di Ongsan, si fa strada tra i pettegolezzi del vicinato: maiale saltato con gochujang e gochugaru, da mangiare con una ciotola di riso e un bicchiere di soju. La ricetta del libro mescola pancia e spalla, così nel piatto c’è la parte grassa e quella magra, e mette nella marinata il maesil, lo sciroppo di prugna verde coreana che arrotonda il piccante. In Corea è il classico del pranzo veloce, quello che trovi in quasi ogni trattoria di quartiere.

Corn dog, da Hot Stove League

Il corn dog di Hot Stove League è lo street food delle partite di baseball guardate dal divano. In Corea lo chiamano semplicemente hot dog (핫도그), e la ricetta del libro coglie il punto: la pastella è lievitata, non di farina di mais come quella americana, e fuori c’è il pangrattato o il panko per la crosticina.

Mul naengmyeon, da Tale of the Nine Tailed

Infine il mul naengmyeon (물냉면) di Tale of the Nine Tailed, i noodles di grano saraceno in brodo freddo di manzo e acqua di dongchimi, con la pera asiatica e mezzo uovo sodo. È il piatto dell’estate coreana, e l’aceto e la senape che il libro mette nel brodo di solito si aggiungono al tavolo, a gusto di chi mangia.

Cosa funziona e cosa avrei corretto

Il punto forte: l’indice dei drama

La cosa che ho apprezzato di più sta in fondo al libro: l’indice dei drama, oltre quaranta serie in ordine alfabetico, ognuna con le pagine delle ricette collegate. Sembra un dettaglio, invece cambia il modo di usarlo. Non parti dal piatto ma dalla serie che hai amato: hai appena finito Goblin e vai dritta al tteokguk, ti manca Avvocata Woo e apri alla pagina del kimbap. È esattamente il percorso di chi è arrivato alla Corea dallo schermo, e il libro lo asseconda fino all’ultima pagina.

Il libro è pensato per una dispensa europea, e si vede. Lo spam si può sostituire con dei würstel, nel panino ispirato alle scene da Subway finiscono mortadella e Comté, e diversi ingredienti hanno un’alternativa più facile da trovare. Il panino mi ha fatto sorridere, ma dietro c’è un tema vero: il product placement nei drama è così presente che certi marchi sono diventati parte dell’immaginario delle serie, e il libro ha l’onestà di dirlo.

Le imprecisioni, a partire dalla traduzione

Qualche imprecisione invece c’è, e la segnalo perché chi legge Scaffale Coreano merita di saperlo. La prima riguarda proprio il jjajangmyeon, che qui si chiama «spaghetti di soia nera fermentata», con ogni probabilità un inciampo di traduzione. Detto così sembra che siano gli spaghetti a essere di soia, mentre sono di grano (la ricetta usa i kalguksu) e la soia è nel condimento: il chunjang, una pasta di fagioli di soia fermentati con farina, scurita con il caramello. Nell’elenco degli ingredienti compare come «pasta di fagioli neri», traduzione letterale di black bean paste, il nome con cui lo trovi sui barattoli: non è sbagliato, perché anche la soia è un fagiolo, ma in italiano fa pensare a tutt’altro.

Poi i somyeon, i noodles sottili di frumento che in Corea sono quelli dei janchi guksu, vengono presentati come giapponesi. Qualche piccola incoerenza c’è anche tra una pagina e l’altra, come la fine della dinastia Joseon datata una volta al 1897 e una al 1910, e il capitolo sull’MSG parla di “pericoli” salvo poi ammettere che non ci sono certezze, quando le principali autorità sanitarie lo considerano sicuro nelle normali quantità d’uso. Niente di grave per chi vuole cucinare, ma se cerchi un manuale di riferimento questo non lo è.

Una curiosità: l’edizione italiana non riporta il nome di chi l’ha tradotta, e qualche scelta di vocabolario lo fa notare. Se sai chi ha curato la traduzione, scrivimelo nei commenti: mi piacerebbe saperlo.

Fuori dal libro: Little Forest

Confesso una cosa: la storia che mi fa venire più voglia di cucinare non è un drama ma un film, Little Forest. Hye-won torna nella casa di campagna dove è cresciuta e, una stagione dopo l’altra, rifà i piatti di sua madre con quello che le dà l’orto. Nel libro non c’è, ma l’idea è la stessa: davanti allo schermo non guardi solo una storia, ti viene voglia di metterti ai fornelli.

Punto di forza

L’indice dei drama in fondo al libro: parti dalla serie che hai amato e arrivi dritta alla ricetta. Ogni piatto ha una scena attaccata, e questo aiuta a cominciare.

Per chi è

Chi guarda drama e vuole iniziare a cucinare coreano, oppure un regalo per l’amica che ha appena finito Avvocata Woo.

Leggi anche

Per il passo successivo: Cucina Coreana di Bourke e Pyo, oppure Cook Korean! di Robin Ha.

Il mio voto

★★★

Un buon libro per chi ama i drama, caldo e colorato, pieno di scene che ti fanno venire fame. Non è sempre preciso e non è il manuale su cui imparare la cucina coreana: è la porta d’ingresso giusta per chi la Corea l’ha conosciuta dal divano. Da sfogliare tra una puntata e l’altra, e poi da affiancare a un ricettario più solido.

Dove trovarlo

Domande frequenti

Il libro di ricette dei K-drama è un libro ufficiale delle serie?

No. L’edizione originale francese di 404 Éditions si presenta come ricettario non ufficiale: le ricette sono ispirate alle scene dei drama, non fornite dalle produzioni.

Chi sono le autrici?

Jessica Cohen, Camille Poulain e Ophélie Surcouf, giornaliste francesi che scrivono di cultura coreana e drama da più di quindici anni, legate alla rivista K-Society.

È adatto a chi non ha mai cucinato coreano?

Sì. Le ricette sono semplici, con porzioni e tempi chiari, e il libro apre con una sezione sugli ingredienti indispensabili e le possibili sostituzioni. Per tecniche e tradizione conviene affiancarlo a un ricettario più completo.

Quali drama ci sono nel libro?

Più di quaranta, tra cui Squid Game, Goblin, Crash Landing on You, Avvocata Woo, Itaewon Class e Hometown Cha-Cha-Cha. In fondo al libro c’è un indice dei drama con le pagine delle ricette collegate.

Qual è il piatto di un drama che hai sempre voluto assaggiare? Raccontamelo nei commenti 🇰🇷

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